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Della guerra e le sue gesta
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Guardavo un altro cielo . Racconti
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Della guerra e le sue gesta.

  

Ascoltavo i servizi tv sulla guerra, sulle tante guerre, in particolare quelli incentrati sul fondamentalismo islamico; cercavo di mettermi nei panni un poco di tutti, di essere equo, alla disperata ricerca di una risposta che mi convincesse, una volta per tutte, a dire che “la guerra è un errore” sotto ogni aspetto. Ma ero sempre combattuto, tra una reazione contro chi uccide-con l’'orrore della crocefissione- i cristiani pacifici dell’Africa e la inesattezza del termine “bombe intelligenti” “raid aerei mirati”, che in realtà facevano e fanno morti anche tra la popolazione civile, innocente, molto spesso tra i bambini. Non sono arrivato ancora a una conclusione, ma ho comunque pensato dei concetti che volevo esprimere e condividere; poi questi concetti sono diventati immagini; infine hanno preso la forma di parole, e ho scritto “Il manoscritto di un re bambino”. Un libro che per me è stato abbastanza facile scrivere, ma è sempre ostico e difficoltoso da spiegare e arduo fare anche dei commenti: forse è meglio lasciare fare alla fantasia, che a volte diventa creatività. La fantasia, per chi scrive, usa le parole giuste e tocca le corde dell'’anima; la spiegazione, i commenti post scriptum sono legate a doppio filo alla ragione. Meglio non rovinare nulla, basta leggere un libro per capirne le idee che vi sono dentro.

Una volta, credo nella prefazione a “Il nome della rosa”, Umberto Eco scrisse una frase che non scorderò: probabilmente-si legge- gli autori dovrebbero morire non appena ultimata la stesura dei loro scritti e delle loro opere. Questo lo dico per sdrammatizzare, anche perché l’'opera, Il manoscritto di un re bambino, è tremendamente seria.

Una soluzione non esiste; la guerra secondo me ci sarà sempre, non sarà mai molto differente da quella che essa è oggi. Una speranza però si può intravvedere in una particolarità non da poco, che a molti è sfuggita: siamo già, volenti o nolenti, una società multirazziale e multietnica. Questo significa tante cose: una persona dalla cultura solida e dall’intelligenza brillante e vivace, molto spesso annovera diverse etnie e diverse nazioni nel suo albero genealogico. Una donna bellissima, può svelare a uno sguardo attento, occhi stupendi dal colore scuro, come li posseggono gli oriundi del Sud America; occhi però un poco a mandorla, come si incontrano nell’Indocina; altezza corporea non indifferente, nel senso 180 cm , come nelle società dove si vive un certo benessere da alcune generazioni, la pelle scura come gli afro-americani e delle labbra pronunciate stupendamente, come gli appartenenti a altre etnie: ora , questa persona che ho descritto adesso è un poco il futuro dell’'umanità e del rifiuto -rifiuto nel senso di diniego, dico- della arte bellica: chi muoverebbe guerra a un popolo che ha dato i natali, ad esempio, ai suoi nonni materni? Chi non cercherebbe di evitarla, a tutti i costi, quando il nemico è un paese dal quale sono partiti i suoi genitori, prima di realizzarsi come famiglia nella nazione dove ora vive in condizioni di prosperità?

Ricordo che l’'Italia, in occasione della guerra delle isole Falkland non partecipò alla guerra. La spiegazione fu vaga e diverse furono le ragioni del rifiuto a inviare le truppe. In effetti, pesò molto, moltissimo, il fatto che un fante italiano si sarebbe trovato di fronte, per combattere e possibilmente uccidere, un soldato anche lui italiano, recatosi in Argentina dopo esservi emigrato (erano in tanti gli italiani chiamati alle armi dai generali argentini) e viceversa: il tutto nel nome di una classe politica arrogante, quella europea, e per quanto riguarda gli altri, nel nome di un ristrettissimo gruppo che in Argentina esercitava ogni forma di potere, i militari durante la dittatura.

L'’unica differenza sarebbe stata nella divisa che i due soldati avrebbero indossato.

 

Mille Papaveri Rossi- Fabrizio de Andrè    (segui il link)


  https://www.youtube.com/watch?v=g74zOJdyCdM


 E’ davvero inevitabile chiedersi se si possa parlare, almeno in alcuni casi, di una “guerra giusta” oppure inevitabile. Qui, nel “Manoscritto di un re bambino” e nella storia che viene narrata non si danno risposte: è un forte rispetto per il lettore non preparare verità pre-confezionate, cassette delle risposte e via dicendo; alla fine spetta a lui soltanto, al lettore, darsi una risposta per queste problematiche. Qui si vuole narrare solamente l’'azione distruttiva della guerra, sciagura che va anche e addirittura oltre la morte di soldati in battaglia, di civili innocenti nelle zone di guerra. Questa sciagura può essere tramandata, dai padri ai figli, e qui, in questo libro, si narra di questo.

 

 

 


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