Home
Mi presento
I miei scritti
le cento maschere della viltà
La chiamano sardità
Home
Mi presento
I miei scritti
le cento maschere della viltà
La chiamano sardità
Della guerra e le sue gesta
contatti
Guardavo un altro cielo . Racconti
 

Se avete feedback su come possiamo rendere il nostro sito più consono per favore contattaci e ci piacerebbe sentire da voi.
 

 

 Mi presento...

 Sino all’età di 28 anni ho vissuto, insieme alla mia famiglia, al quarto piano di un palazzo al centro di una cittadina della Gallura, a Tempio Pausania. Dalle finestre di quell’appartamento ammiravo una veduta mozzafiato, il massiccio del Monte Limbara, e dopo un abbondante pioggia o nevicata non era difficile scorgervi, anche grazie al riflesso del sole, le acque dei torrenti che sgorgavano dalla montagna e scorrevano in mezzo alle vallate, sebbene la distanza in linea d’ aria fosse di diversi chilometri.

Il monte e le acque. Questo binomio era per me un sogno, che spesso ricorreva sia nel sonno sia ad occhi aperti, e che mi donava emozioni incredibilmente forti. E' difficile da capirsi, ma quel sogno e quelle emozioni le ricordo ancora.

In età adulta, durante una psicoterapia analitica, mi si propose un interpretazione del sogno e, alla fine, devo dare atto al terapeuta che forse non è andato lontano dal  significato profondo e prezioso che i due elementi avevano: il monte, l’essere maschile, uomo, padre forse; l’acqua, l’essere femminile, nel caso mio tutte le figure femminili che ho incontrato fin da piccolo, mia madre, mia sorella, ma poi, alla fine, la donna, quella da amare, quella che attrae i miei sensi. E da queste figure, l’uomo e la donna, -il monte e l’acqua- sarebbero nate altre cose.  Poi rimasi senza quel sogno per anni, questo era seppellito chi sa dove, sotto una scorza di dolore, forse. E iniziai in quel periodo a pensare le mie poesie, timidamente, a scarabocchiare pezzi di racconti; poi il sogno ritornò e, in età adulta composi le mie prime opere complete, Apologia di Orgosolo (ora intitolato "Luci barbaricine"), il manoscritto di un re bambino, Guardavo un altro cielo, racconti. Capii, allora, che il frutto dei due elementi non solo era qualcosa di creativo, ma era, forse, la creatività stessa in seno alla mia mente. Le mie opere sono molto diverse tra loro, però unite da un filo sottilissimo. Lo si sente e lo si avverte nello stile, fatto di accenti, spigolature della parola e del periodo, a volte nervoso, comunque sempre consapevole e voluto così dalla mia regia. C’è chi sostiene, e con ragione e merito, di saper “dipingere con le parole”; bene, senza avere la pretesa di essere un’artista, io preferisco paragonare e legare il mio modo di scrivere alla arte della Scultura.

 

 

Lucius Catilina, nobili genere natus, fuit magna vi et animi et corporis, sed ingenio malo pravoque

Inizio del “De Conjuratione Catilinae”. Sallustio.

 

       Secondo la mia personalissima visione, questa frase con cui Sallustio inizia la sua opera, somiglia a una scultura, per la successione delle parole e del loro significato, per l’impeto che viene donato al periodo soprattutto dagli accenti e dal loro susseguirsi.

I miei studi sono stati quelli classici tradizionali. Poi un urto, caddi, mi rialzai dopo molto tempo, ma avevo intanto pensato molto.


Site Map